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| 'I had a lot of anger about not spending my childhood with my father' |
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| intervista |
Gerard Butler |
www.gerardbutler.net |
Catherine Deveney - The Scotsman |
07/08/2004 |

Il padre di Gerard Butler si riaffacciò sulla soglia della casa di famiglia a Paisley, quando Butler aveva quattro anni.
Rinchiuso nell'egocentrismo della sua infanzia, egli era troppo piccolo per capire il significato di quella comparsa.
Così confuso fu il ricordo di quella visita inaspettata, così irreale, che negli anni a venire l'attore arrivò a domandarsi se fosse accaduto veramente. Forse la visita non avvenne affatto. Forse si trattò solo di un sogno.
"Non ho mai approfondito la cosa con mia madre",dice Butler 30 anni dopo. "Ma io sempre mi domando: ma io l'ho solo immaginato od è accaduto veramente?"
A sedici anni sognò suo padre e questa volta si trattava davvero di un sogno. Nel frattempo, in quegli anni, suo padre si trovava in Canada, ma egli rientrò di soppiatto nella vita di suo figlio attraverso il subconscio.
I genitori di Butler erano entrambi scozzesi, ma sua madre ritornò dal Canada con tre figli di età al di sotto dei sei anni quando Butler ne aveva due.
"Io entrai nella camera da letto di mia madre" egli ricorda "e dissi: mamma, io non lo rivedrò mai più, vero? E lei disse: no, non credo, non penso che tu abbia ragione".
Butler non ha mai avuto bisogno di molta preparazione per il suo ultimo ruolo in Dear Frankie. Lo conosceva. L'ha indossato come un paio di comode scarpe da tempo sfondate.
E' la storia di un ragazzino sordo, Frankie, e di sua madre, interpretata brillantemente da Emily Mortimer.
Mortimer è in fuga dal violento padre di Frankie, ma ha creato una fantasia per suo figlio. Lei gli dice il nome di una nave che esiste veramente e gli dice che suo padre è un marinaio, arrivando addirittura a scrivere una lettera di questo padre immaginario e spedendola al loro indirizzo.
Frankie (interpretato da Jack Mc Elhone) segue le rotte della nave intorno al mondo, ma quando questa attracca in una città scozzese dove la famiglia vive, egli ovviamente si aspetta una visita da parte del padre. Mortimer deve trovare un padre per un giorno. E qui entra Butler.
Chiaramente la trama è una sbrodolatura sentimentale. A parte ogni altra cosa, una madre disperata di rimediare un padre in breve tempo, dovrebbe inevitabilmente incappare in un uomo con la circonferenza di un lottatore di sumo e l'altezza di uno dei nani di Biancaneve.
Invece un meditabondo Butler, alto 1,88 con una giacca sportiva di pelle stile Elvis, le atterra in grembo. Come se fosse vero!
Ma se la verità letterale di Dear Frankie manca di credibilità, la verità emotiva è fortemente convincente.
"Siamo stati molto attenti a non cadere nella sdolcinatezza pur essendo estremamente sentimentali" dice Butler.
Nel complesso, ci riescono. E' magnificamente girato, ha un cast straordinario, e la relazione centrale, tra Frankie e sua madre, è toccante.
Un critico l'ha definito "uno starnazzante tacchino", ma alcuni critici sopportano meglio soldati decapitati o bagni di sangue tra bande rivali che le tenere emozioni. Gli spettatori al Festival del Cinema di Cannes erano molto meno macho. Il film ha ottenuto un'affettuosa ovazione con il pubblico in piedi, così inaspettata che Butler dubita che qualcos'altro nella sua carriera lo possa mai fare ancora sentire così.
Ma comunque Butler comprende le reali emozioni che ci sono dietro al fatto di non avere un padre. E' questa la ragione per cui la parte l'ha commosso?
"Sicuramente" egli ammette "è stata davvero un'esperienza catartica. E' stata una delle più felici interpretazioni che io abbia affrontato perchè così naturalmente sento, capisco la situazione che si svolge. Ho veramente sentito il personaggio e talvolta quando succede non vuoi pensarci troppo. Ogni scena era come se non volessi pensarci troppo. Ogni scena era anche come se io speravo ed immaginavo che dovesse essere."
C'è una scena in cui Frankie scappa via e Butler ha fatto quella scena più volte nella sua mente come un suo film personale. Egli conosceva bene quella scena: le posizioni di ognuno, i sentimenti di ognuno.
"Qualche volta potevo andare in paranoia se una scena non andava nel modo in cui io avevo immaginato. Mi dicevo: loro devono stare in quella posizione, ed in quella, ed in quell'altra...sentivo intensamente che c'era un'ombra fisica in ciò. Me l'ero vista così tante volte nella mia mente, dove lei diceva: Frankie questo è tuo padre, e lui guarda in su(verso di me). Mi succedeva ogni volta." dice Butler, e l'intero film si spiega attraverso l'espressione della sua faccia.
Sembra anche emozionato nel parlarne e comincia ad essere difficile capire se sta parlando di se stesso o di Frankie. Probabilmente di entrambi.
"Perchè c'è un bambino e quando tu pensi a te stesso in quei dolci momenti quando eri bambino, ti senti veramente vulnerabile e non protetto. E quel bambino non ha chiesto questo. Cosa avrebbe fatto lui a tutti quanti? E subito viene messo nella situazione in cui gli riferiscono: questo è tuo padre. Ti immagini lui che ti guarda e pensa- cosa sta pensando? Ed io penso agli anni in cui mi domandavo, dov'è mio padre?"
Non vuol essere frainteso, dice più tardi, più calmo. Non ha frignato tutta la sua vita per il fatto di non avere un padre. Ma ciò ne ha plasmato il carattere.
A 15 anni ebbe la sognante visione di partecipare a dei film. Ma allora egli ebbe quella che definisce come "un'epifania".
"Pensavo che mi sarei dovuto inserire in una scuola ed ottenere un bell'impiego professionale e sposare una ragazza carina ed avere dei bambini."
E' indubbiamente il tipo di sogno di stabilità che capita ad un quindicenne a meno che non ci sia una buona ragione.
Come risultato Butler studiò legge all'Università di Glasgow, sebbene egli non ricordi se effettivamente volesse diventare un avvocato. Fuori dallo studio faceva parte di una band e si comportava più come una rock star. Andò incontro a problemi nel bere, come suo padre prima di lui. Solo alcol?
"Soprattutto alcol. Ma anche alcune droghe. E pazzie. La maggior parte delle volte che facevo queste follie, avevo un'energia incontrollabile e potevo essere o su di giri o buttarmi contro una macchina. Talvolta la sensazione era eccitante, il massimo."
Ma decisamente distruttiva?
"Autodistruttiva e masochistica" egli ammette.
Una volta saltò da un pilastro all'altro dalla cima di un palazzo in costruzione di 46 piani. Completamente sbronzo, fatto, dalla ringhiera di una nave da crociera, alle cinque del mattino, cantava "siamo marinai".Si sbarazzarono di lui la mattina dopo. Il problema era che aveva speso anni creandosi una vita che in realtà non voleva vivere.
"Ero un poveraccio. Tornavo a casa e contavo le ore che mi mancavano per tornare al lavoro. Non riuscivo a dormire. Quando avevo 16 anni ebbi un terribile attacco di panico riguardo al morire. Avevo ancora tanto da fare. A 24 pensai che morire sarebbe stato un sollievo."
La settimana prima di laurearsi venne licenziato dallo studio legale dove lavorava.
"Era un avvertimento ed io....avevo ormai i giorni liberi e..." fa una pausa "ero a stento il tipo di persona in grado di soddisfare un ruolo riguardo un codice di condotta ed integrità."
Essere messo così alle strette ed essere stato licenziato gli suonarono come un sabotaggio.
"Non volevo ammetterlo, ma non saprei spiegare, mi piacque l'essere licenziato. Forse." dice "Si, sicuramente. Fingevo di essere quel tipo di avvocato in un tradizionale studio di Edimburgo, ma mi sentivo come un piccolo ragazzo di Glasgow completamente confuso ed appena in grado di rimediare un pasto, lasciato solo a vederesela con clienti, a fare un complicato lavoro legale."
Ma nonostante quella situazione del tutto miserabile, egli si sentiva "guidato" da una forza superiore. Cominciò ad ammettere di aver mandato a monte molte cose, così potè cominciare a prendere un altro indirizzo.
"Una volta ho sentito un amico dire che non puoi avere alcun rimpianto fino al giorno della tua morte, perchè solo allora ogni cosa troverà la giusta collocazione. Il giorno che fui scaricato fu il peggiore della mia vita, ma ora penso, se ciò non fosse accaduto, dove sarei ora io? Come potrei sopravvivere?"
Il giorno dopo essere stato licenziato, partì per Londra per iniziare la carriera d'attore, incominciando con una piccola parte nel "Coriolano".
"Stavo seduto con nulla in mano dopo tutti quegli anni di studio, così perchè non chiedere le stelle?"
Sua madre era furibonda con lui?
"Furiosa" egli conferma subito. "Ma credo più triste. Credo che fosse arrivata al punto di non sapere più che cosa fare. Non dimenticherò mai la lettera che mi mandò quando andai a Londra. So quanto sia stato duro per lei farlo. Lei mi disse: qualunque cosa tu faccia nella vita non importa a patto che tu sia felice. Abbiamo sempre avuto un rapporto abbastanza conflittuale. Poteva farmi diventare matto e ciò perchè io la portavo a questo ed ancora succede. Ma non sarei qui se non fosse stato per lei e non sarei chi sono se non fosse per lei."
Butler non beve più. Ma ha una personalità "cedevole". Fuma 60 sigarette al giorno ed il giorno dopo questa intervista ha un appuntamento per iniziare il suo ventiseiesimo tentativo di smettere. Anche recitare è diventata una droga.
"Ho una natura molto influenzabile, debole e sfortunatamente sono diventato dipendente dal mio lavoro. Amo recitare e ciò è grande, ma certo non risolve il problema."
Come attore sei circondato da persone. Ma sono spesso nuove persone in ogni nuovo set. Le relazioni sono difficili da mantenere. Butler ha un amico che è proprio come lui. Piangono guardando film romantici ed hanno grandi ideali romantici. Ma sono una schifezza nella vita reale.
"Sono certo che ci sarà qualche ex ragazza che leggendo queste cose (dirà): Certo, hai maledettamente ragione, amico" ridacchia Butler. Ma gli piacerebbe essere padre un giorno.
"Ci sono certi momenti che pensi, Dio, non sarebbe grandioso avere un bambino?"
Quando sente la parola padre, come si sente?
Sospira profondamente, lentamente come se stesse dolcemente riassumendo i pensieri nel respiro. Fa una lunga pausa.
"Io non...non ho mai....Ho l'istinto del padre, ma non so se sono in grado di metterlo in pratica. Vuoi quasi cominciare a descrivere la funzione di un padre, ma non lo voglio veramente, in termini di padre vero e proprio, ne ho avuto uno. Ho un fantastico patrigno, ma in termini di padre reale a dir la verità non vorrei saperlo. La parola padre mi fa provare qualcosa. Mi fa sentire qualcosa, ma non so....credo quasi come....un batticuore" dice e la sua voce sale di un tono come se dubitasse.
Cinque settimane dopo aver sognato suo padre, un Butler sedicenne tornando a casa trovò il nuovo compagno della madre, più tardi suo patrigno, che lo stava aspettando.
"Prendi la tua giacca" gli disse "tuo padre è qui."
Essi si incontrarono in un ristorante. Butler passo tra i tavoli dei clienti domandandosi quale viso egli avrebbe potuto riconoscere attraverso qualche tratto somatico.
"Ero completamente fuso. Quale di questi è mio padre?"
Le parole sembravano inadeguate.
"Pensavo, cosa vai dicendo? Questo davanti a me è il mio dannatissimo padre. Fino a che non mi sedetti ed allora dissi: Perchè non ti sei più fatto vivo?"
Butler poi pianse per ore per gli anni di assenza del padre.
"Non potevo smettere. Riuscivo a malapena a parlare. Ce l'ho sempre in mente e ripensandoci, da dove è venuto fuori tutto ciò? Non sapevo quello che sarebbe successo fino a quando non mi uscì quella frase: perchè non ti sei fatto veder più? Era una via di mezzo tra dolore e rabbia, ma anche sollievo, gioia e vera sorpresa. Non riesco ad immaginare niente di meglio della parola sorpresa. Egli disse : Oh, ciao, eccoti papà!"
Quello fu l'inizio di una relazione speciale, ma la possibilità di avere un padre era ormai sfumata.
"Era come avere un amico, uno di quelli un pò folli."
Suo padre aveva un negozio di ombrelli e cappelli alla moda.
"A mio padre mancava qualche rotella, era un uomo molto divertente, un gran raccontafrottole, un gran giocherellone, come un bambino un pò cresciuto. Sapevo di avere un sacco di rabbia dentro di me per non aver passato la mia infanzia con lui, ma quando lo incontrai ed incominciai a conoscerlo, capii che aveva cercato di fare del suo meglio, nel solo modo che lui conosceva. Era un uomo abbastanza irresponsabile, ma non penso che fosse cattivo. Era molto infantile, in un certo senso, ma un buon diavolo. Sono davvero contento di averlo potuto conoscere."
Portato per le disavventure, dunque. Egli (il padre) andò in Africa per comprare dell'oro, ma venne truffato e finì in ospedale con la malaria. Butler pensò di andarlo a recuperare, ma la seconda moglie franco-canadese del padre disse che sarebbe andata lei.
"Non mi fregano" dice Butler assumendo un accento francese "Sono francese e nessuno sarà in grado di farmi passare per scema." Lei si ruppe una gamba e finì nel letto vicino al marito.
"Quei due erano in quel maledettissimo Togo con una truffa di più di 70.000 (sterline) ed un consistente crack finanziario perchè il suo socio in affari l'aveva abbandonato. Alla fine tornarono a casa anche più distrutti di prima.
Quando Butler aveva 23 anni suo padre si ammalò di tumore.
"Mi disse che stava morendo definitivamente. Mi disse: andiamo a fare una crociera ai Caraibi."
Più tardi Butler spese le ultime poche settimane di vita di suo padre, a casa con lui in Canada.
"Sono veramente contento di aver potuto essere lì nei suoi momenti finali" dice. "Potevo sentire la sua paura della fine, e potei comprendere quanto fosse importante per lui che io fossi lì. La maggior parte del tempo era in coma, ritornando cosciente solo per pochi minuti per volta e quando si svegliò sapeva che stava per morire. Volle che ci tenessimo le mani e mi volle dire: sono davvero felice che tu sia qui. Ed anch'io lo ero, di essere con lui."
La stima per suo padre crebbe molto in quelle settimane. Prima che cominciasse a perdere conoscenza suo padre rideva e scherzava.
"Ho amato il suo canto del cigno, continuando ad avere l'atteggiamento del coraggioso. Spero di poter essere altrettanto coraggioso se la stessa cosa dovesse succede a me, di mantenere il medesimo spirito."
Suo padre non visse abbastanza per vedere la sua carriera d'attore.
Butler è stato coprotagonista con Angelina Jolie nel film "Lara Croft Tomb Rider:la culla della vita, di cui il successo tutti conoscono. Ma ora è un perido fecondo per lui. E' all'apice in squadra di serie A, avendo ottenuto la parte da protagonista nella versione cinematografica del Fantasma dell'Opera, che sarà girato in dicembre. Il ruolo è faticoso sia fisicamente che emotivamente.
"Il fantasma affronta la follia, l'angoscia, lo smarrimento e la tragedia. Verso il finale, quando si vede la mia deformità, mi dovevo alzare alle 3,30 del mattino e stare al trucco per 5-6 ore per l'applicazione della protesi. Avevo gli occhi che mi lacrimavano, strillavo ed imprecavo ed alla fine andavo a letto alle 10 di sera così massacrato che non riuscivo a dormire."
E nel complesso?
"Non ho mai potuto veder tutte le riprese, ma credo di aver fatto il meglio che potevo. Sono più emozionato per questo film rispetto a tutti gli altri che ho fatto. Penso che tutti siano stati enormemente ed umilmente coinvolti. Ho visto dieci minuti d'anteprima che mi hanno fatto fremere la spina dorsale e non ho potuto trattenere la commozione."
E' spaventato sapendo che questo ruolo potrebbe cambiarle la vita?
"Spaventato ed eccitato."
Ma lui sa che recitare non è tutto.
"Ho abbastanza esperienza e lungimiranza per capire che la mia carriera non mi darà per sempre la felicità. Può mascherare le crepe e darmi un sacco di soddisfazioni, ma non potrà mai farmi sentire completamente soddisfatto, perchè la carriera non è una cosa spirituale. Dovrei essere spaventato se pensassi che lo possa essere. Ci sono dei momenti in cui ti convinci che lo possa essere perchè spesso basi la tua felicità sugli eventi futuri. Se la considero da questo punto di vista tutto va bene. Anche quando dico, se solo posso essere equilibrato, sarò felice. No, sono equilibrato, sono felice, ma tutto ciò non mi rende al 100% felice. Penso spesso che se la mia carriera come attore dovesse decollare, potrei essere felice. No. Mi farebbe molto più felice, ma non al 100% felice."
Afferma che è molto più felice di una volta, ma ti fa capire che il cerchio non è abbastanza completo.
Alla fine di Dear Frankie si fa intravedere la possibilità di un futuro rapporto tra Butler, Mortimer ed il ragazzino.
E' questo quello di cui Butler sente la mancanza?
"Se dovessi innamorarmi ed avere un bellissimo rapporto ed una meravigliosa famiglia, immagino che direi: woah, questo è quello che conta. Ma quante persone ci riescono? Ma se sei in grado di affermare che questo vuol dire avere un rapporto, allora va bene..." ride "e il film andrebbe alla grande. E la mia famiglia avrebbe lunga vita. Ed io sarei felice!"
Traduzione di Giorgia - 5 marzo 2005
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